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Il costo di non fare nulla

Il costo di non fare nulla

Luis Herrero·7 min di lettura

Gennaio 2024. Nel settore fotovoltaico si fa strada un dubbio: il 2023 è stato soltanto un anno di transizione, con un forte calo dell’autoconsumo residenziale, oppure è stato un esercizio che testimonia un cambio di ciclo verso il consolidamento del settore?

Guardando indietro, si scorge ancora un ormai lontano 2022, con un record di 2.649 MW di nuovi impianti, il 39% nelle abitazioni [1]. A motivarli sono state in buona parte le aspettative, talvolta illusorie, sugli aiuti pubblici, ma soprattutto la percezione delle famiglie di prezzi dell’elettricità elevati. Alle nostre spalle c’è un 2023 appena superato, i cui risultati economici nel settore sono molto lontani da quelli dell’anno precedente, pur avendo raggiunto 300.000 abitazioni e superato 54.000 impianti aziendali che producono energia sui propri tetti: circa 5,5 TWh, oltre il 2% del totale nazionale [2].

Con questi numeri, il sistema elettrico conclude un 2023 in cui il fotovoltaico ha rappresentato il 14,5% della produzione nazionale: 37,3 TWh secondo i dati provvisori di REE [3]. Di questi, 7,26 TWh corrispondono all’autoconsumo, pari al 3% della domanda elettrica nazionale [1], con 1.943 MW installati nel 2023 per autoconsumo [1]. Va sottolineato che gli impianti industriali rappresentano il 72,9% della potenza installata e nel 2023 hanno subito una riduzione molto inferiore a quella del residenziale, che grosso modo si è dimezzato.

evolución potencia instalada ES

L’orizzonte dell’autoconsumo

All’orizzonte, le tabelle di marcia promettono l’avvento di un sistema elettrico con una domanda esplicitamente flessibile, che consentirà la completa decarbonizzazione dell’economia grazie a nuovi protagonisti energetici nel settore residenziale, come la mobilità elettrica, le pompe di calore e l’accumulo energetico, oltre all’elettrificazione industriale e all’idrogeno rinnovabile.

Lungo il percorso emergono nuove sfide, come i CAE, i certificati di risparmio energetico spagnoli, che, oltre a mettere sotto pressione il settore della vendita di energia elettrica, permettono di creare strategie innovative capaci di trarre vantaggio da questo obbligo normativo.

Politiche amministrative mutevoli

Entrano in gioco politiche amministrative di ogni genere, in continuo cambiamento. Talvolta soffiano a favore, come gli incentivi all’innovazione per sviluppare nuovi modelli di business per la transizione energetica. Altre volte soffiano contro, come la nuova tariffa PVPC, che disincentiva l’ottimizzazione dei consumi, favorendo prezzi stabili per chi non si preoccupa della propria gestione energetica e, allo stesso tempo, limitando la flessibilità implicita degli operatori disposti a trasformare le proprie abitudini di consumo.

Un elemento comune sono gli ostacoli burocratici che si incontrano nell’ottenere nuovi permessi e incentivi per queste tecnologie di produzione e consumo elettrico, così come la mancanza di una regolamentazione chiara che agevoli lo sviluppo di nuovi modelli di autoconsumo, come le comunità energetiche. In questa incertezza, appare legittimo dubitare della capacità della Spagna di introdurre la figura dell’aggregatore indipendente in modo da stimolare l’interesse delle imprese e dei prosumer a partecipare a questa competizione tecnologica.

Oceano rosso e oceano blu

Con queste premesse, conoscendo i nuovi scenari ai quali vorremmo partecipare in futuro, se guardiamo all’orizzonte con un cannocchiale sembra di intravedere un oceano blu, ancora inesplorato. Nuovi mercati tuttora vuoti promettono di essere conquistabili a costi accessibili, con una crescita rapida, e la concorrenza tra le poche imprese che vi arriveranno potrà persino risultare vantaggiosa. Tuttavia, quando abbassiamo il cannocchiale e guardiamo le acque che stiamo attraversando, vediamo di essere circondati da un oceano rosso, dove la competizione per ridurre i costi è feroce [4].

oceano rojo

Se lo avessero saputo un paio di anni fa, è chiaro che le aziende installatrici di impianti fotovoltaici avrebbero scelto altri modelli di business, capaci di garantire ricavi ricorrenti e un apporto continuo di valore aggiunto ai prodotti venduti. Purtroppo, l’elevata domanda di impianti fotovoltaici per autoconsumo ci ha fatto credere che un modello basato su un unico pagamento sarebbe stato sufficiente a sostenere i costi operativi del personale incaricato della manutenzione degli impianti.

Innovare o non innovare

A questo impegno di spesa operativa fissa, scollegato dai ricavi variabili delle nuove vendite con pagamento unico, si aggiungono altre difficoltà: distinguersi dai concorrenti, soprattutto per la mancanza di innovazione, e la perdita di contatto con i clienti, nonostante sia stato venduto loro appena un paio di anni fa un prodotto che si trova sul tetto di casa. Questo blocca altre opportunità, come la vendita incrociata di pompe di calore aerotermiche, punti di ricarica, batterie e persino sistemi di domotica, oppure la monetizzazione di altri servizi energetici: il cambio di fornitore, una manutenzione dell’impianto adeguatamente remunerata o l’acquisizione di nuovi clienti grazie a un’esperienza positiva trasmessa con il passaparola — o, oggi, da telefono a telefono. A difesa di queste imprese, va riconosciuto che non si è trattato di cattive decisioni: semplicemente sono state prese sulla base dei dati disponibili in quel momento, con margini e volumi di installazione maggiori. In ogni caso, erano strategie di breve periodo.

Fortunatamente, almeno per chi come noi è tecno-ottimista, queste aziende a rischio hanno ancora tempo per innovare. Possono adattarsi alle tendenze del mercato, creando piani di contingenza che, pur sembrando rischiosi perché richiedono investimenti tecnologici, sono l’unica soluzione che nel medio e lungo periodo garantisce un passo avanti per allinearsi alle esigenze dei clienti.

Insieme in questo viaggio

In Clevergy, startup tecnologica del settore energetico focalizzata sullo sviluppo di prodotti digitali, questa necessità di fare qualcosa di nuovo e puntare su soluzioni orientate all’utente ci ricorda quanto fece Netflix due decenni fa. L’azienda di Reed Hastings era già consapevole della rivoluzione in arrivo nel proprio settore e decise di investire tra l’1% e il 2% dei ricavi nello sviluppo di un nuovo modello di business basato sui film via internet [5]. Pur essendo immersa in un oceano rosso di competizione per ridurre i costi di spedizione dei DVD e vincere la battaglia contro Blockbuster, comprese che l’esigenza dei clienti non era noleggiare film, né scaricarli da internet, bensì godersi comodamente il tempo libero a casa.

Come dimostra questo caso, esistono transizioni in cui innovare non significa soltanto poter guidare il mercato: il costo di non fare nulla può essere la mancata sopravvivenza dell’azienda. Spetta a ciascuna impresa decidere se occorra un altro esercizio per confermare le turbolente previsioni sui modelli di business attuali nel settore dell’autoconsumo oppure se il 2023 abbia già dimostrato un cambio di tendenza che dovrebbe risvegliare la voglia delle imprese di innovare la propria proposta di valore per i consumatori.

Riferimenti

[1] Rapporto annuale — UNEF 2023.

[2] Primo rapporto annuale sull’autoconsumo fotovoltaico — APPA Autoconsumo.

[3] Struttura della produzione 2023 — REData.

[4] Oceano rosso e oceano blu: in cosa si differenziano queste strategie aziendali? — BBVA.

[5] Informazioni tratte dal libro di Melissa Perri «Escaping the Build Trap».

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